L’importanza del pubblico nelle gare di rally

Il pubblico e il tifo nelle gare di rally è una componente essenziale in questo sport

“Come mai Rachele sei passata dalla pista alle gare di rally?” è forse la domanda che mi viene posta più spesso, dopo la primissima in assoluto “Come mai questa passione?”. Due aspetti assolutamente collegati. Ho ereditato da mio papà questa bellissima passione per i motori e la velocità, ancor prima di avere l’età per poter iniziare. A 14 anni ho iniziato con le moto, quando al posto del classico Scarabeo che avevano tutte le mie compagne di classe ho preferito un motard sicuramente poco femminile visto che mi imponeva i jeans e rovinava tutte le mie scarpe con la pedalina del cambio.

Rally Targa Florio

Fin da piccolina andavo a vedere le gare di papà che correva in pista e così, insieme a lui, ho iniziato anche io, all’Autodromo di Monza, nel tempio della velocità, con una Giulietta Sprint 1300 con la quale ho tirato le mie prime marce con tuta, casco e cinture a cinque punti. Per me è stato un esordio emozionante, la cosa più bella di tutte, fino a quando ho scoperto il mondo delle gare in salita. Avete presente le classiche strade di montagna che percorri quando vuoi andare a sciare, ecco, le cronoscalate si svolgono proprio su quei tracciati tra le montagne. Come spesso mi capita, in ogni ambito, non ho voluto iniziare dalla gara più facile ma ho esordito alla Trento Bondone, definita l’Università delle salite, con una Saxo N2 e quella volta ho provato qualcosa in più.

Rally di Roma Capitale

Mentre correvo, super concentrata, con l’esigenza di ricordarmi ogni curva nella sequenza corretta per 17 km e ad usare bene la macchina, ho visto i miei primi tifosi. E’ stato un secondo, quelle braccia alzate che mi incitavano ad andare più forte. Ecco, è lì che mi sono innamorata del pubblico, un colpo di fulmine. Ho voluto fortemente non deluderli, così a quella prima gara, ne sono seguite tante altre, più correvo ed ottenevo risultati e più diventavano numerose quelle braccia che sventolavano. Più vedevo quel tifo sfegatato, più mi veniva da spingere sul pedale dell’acceleratore e, da quel momento, ho capito che era proprio quella la mia strada.

In quello stesso anno ero iscritta sia al CIVM (Campionato Italiano Velocità Montagna) sia al Trofeo monomarca MINI Challenge ed in entrambi i Campionati correvo e lottavo per agguantarmi un titolo.  Ma, mentre nel CIVM ad ogni gara mi attendeva una nuova sorpresa: una scritta sull’asfalto con il mio nome, uno striscione, un regalo dalle tante persone che mi fermavano per una foto o un autografo, negli autodromi invece c’ero solo io, la pista, gli avversari ed un pubblico in tribuna, troppo lontano. Chi ha avuto modo di conoscere me e la mia particolare storia nel mondo dei motori, che mi vede coinvolta in prima persona anche nell’aspetto charity di Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica, sa che ruolo fondamentale abbia per me la vicinanza delle persone.  Così, per anni, le gare in salita hanno rappresentato il mio mondo magico che mi ha letteralmente incantato.

Rally di Sanremo

Non ho più voluto rinunciare al contatto con i tifosi e ho preso al volo l’occasione di provare un’altra disciplina, il Rally, dove ho trovato altrettanto calore e passione sempre in crescendo, fino al Rally di Montecarlo dove ho trovato l’apoteosi dei tifosi. Non solo in gara ma addirittura a partire dalle ricognizioni del percorso. Appassionati che mi aspettavano con foto stampate o modellini delle macchine ed un pennarello in mano solo per avere l’autografo. Prove speciali che in pieno inverno erano gremite di persone con bandiere, striscioni, trombette e tifo da stadio.

Ora ditemi, come potrei solo pensare di rinunciare a tutto questo?

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